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Assistere ad una corsa suscita sempre una grande emozione.
Per vivere ancora più intensamente tali sensazioni, occorre però conoscere fino in fondo le regole del gioco. Si corre il rischio, altrimenti, di non riuscire a capire i motivi dell’improvvisa squalifica del cavallo sul quale si è scommesso o di non sapere quanti giri di pista devono fare i cavalli prima di raggiungere il traguardo.
Le corse al trotto devono essere ovviamente effettuate da cavalli che corrono trottando. Ogni soggetto, per poter partecipare a gare ufficiali, deve superare una prova di qualifica, essere nato da trottatori registrati in appositi libri (Stud Book), tatuato e iscritto a sua volta negli elenchi in possesso dell’U.N.I.R.E- Inoltre, l’iniziale del nome di ogni puledro, deve avere ogni anno una identica lettera dell’alfabeto (secondo una norma introdotta in Italia nel 1978) in modo da contraddistinguere ogni annata.

Rompere in modo prolungato l’andatura, cioè passare dal trotto al galoppo, comporta l’immediata estromissione dalla corsa. Secondo un insindacabile responso dei giudici di gara un soggetto ha ancora la possibilità di continuare il percorso dopo un primo errore, a patto che la rottura sia di breve durata o che, comunque, non consenta un vistoso miglioramento della propria posizione in corsa. Un secondo errore, o un errore commesso negli ultimi 100 metri di gara (contrassegnati da un paletto con luce rossa), viene invece punito inderogabilmente con la squalifica.

La distanza di una corsa, ovviamente, non è sempre la stessa.
Le gare in Italia variano dai 1100 ai 3000 metri. La stragrande maggioranza delle competizioni, però, si effettua su una distanza che va dai 1600 ai 1660 metri (breve distanza) e dai 2060 ai 2100 metri (media distanza). Le corse oltre i 2100 metri (lunga distanza), un tempo molto frequenti nel nostro Paese, sono state quasi totalmente cancellate dalla programmazione.

Gli avvii in una corsa possono essere effettuati in due diversi e tradizionali modi. Con partenze dietro le ali dell’autostart, dove tutti i cavalli si avviano a pari metri o con giravolte tra i nastri (handicap), dove alcuni soggetti vengono penalizzati in base a elaborati meccanismi, che tengono conto delle somme vinte e dei record ottenuti.
La penalità si traduce in metri e ogni nastro ne misura dai 20 ai 30 a seconda dei casi.

Gli ippodromi italiani di trotto sono caratterizzati da due tipi di tracciati.
Quelli a raggio ridotto che misurano 800 metri, definiti “piste piccole” e quelli lunghi 1000 metri, definiti “piste grandi”.
Quando si assiste ad una corsa, quindi, è importante conoscere le dimensioni del tracciato nel quale si sta svolgendo la gara, per poter stabilire quanti cavalli partiranno in prima fila dietro le ali dell’autostart (8 in pista grande e 6 in pista piccola), quanti cavalli partiranno in prima fila tra i nastri (4-5 in pista piccola e 5 in pista grande) e quanti giri di pista dovranno fare i concorrenti prima di terminare il percorso.

I trottatori hanno un considerevole vantaggio rispetto ai galoppatori, protagonisti delle corse in piano e a ostacoli.
Il valore di ogni soggetto viene infatti determinato da un ragguaglio o media chilometrica facilmente consultabile su ogni giornale specializzato.
La scorrevolezza di un tracciato dipende molto dalla quantità di sabbia presente sul fondo della pista. Un tracciato soffice è infatti generalmente poco veloce e molto faticoso.
Nel valutare quindi un cavallo, avvalendosi dei record che ha conseguito, è bene tener conto della pista sulla quale tale primato è stato ottenuto. Per ovviare a questo inconveniente, e ad altri riguardanti le prove di qualifica in generale, l’U.N.I.R.E. stabilisce periodicamente la taratura delle piste di ogni singolo ippodromo presente in Italia.

Le origini del cavallo trottatore risalgono agli inizi del 1800.
In questa epoca, infatti, cominciarono ad essere organizzate le prime corse ufficiali di trotto nel mondo. In Italia, nell’improvvisato ippodromo del Prato della Valle a Padova, si disputavano già competizioni nel 1808.
Di particolare importanza per il futuro sviluppo delle razze trottatrici, sono state comunque le prime competizioni ufficiali disputate negli Stati Uniti d’America e New Haven (Connecticut) nel 1806 e quelle disputate in Francia, sulla pista dell’ippodromo di Cherbourg nel 1836.
Tra la razza Normanna e quella Americana, esiste storicamente un’accesa rivalità. Il Trottatore Americano ha come doti principali precocità e scatto. Particolarità dovute ad una selezione operata dagli americani che prediligono corse sulla breve distanza e impiegano sin dalla giovane età i prodotti del proprio allevamento in competizioni sul miglio.

Le principali doti che caratterizzano queste due razze del cavallo trottatore, possono comunque essere modificate con l’intervento di particolari metodi di training su giovani soggetti non ancora tecnicamente impostati. Negli altri paesi europei ippicamente evoluti, cioè Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Unione Sovietica, Germania e Italia, queste due grandi correnti di sangue sono andate via via mescolandosi fra loro, dando vita così ad una nuova “razza”, definita “Trottatore Noram” dalla fusione dei nomi delle due storiche razze.

Un connubio tuttora molto apprezzato dagli allevatori italiani, tramite il nostro miglior riproduttore indigeno Sharif di Jesolo (m.b. 1969 da Quick Song e Odile de Sassy), perché origina, in teoria, soggetti in possesso delle principali caratteristiche di entrambe le razza.
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